Vincent Van Gogh

Spesso accade che i grandi dotati di genialità artistica soffrano di disagi fisici o interiori che lasciano nei posteri, insieme all’ ammirazione, il ricordo di un artista maledetto: di una persona instabile e sregolata. Questa sorte è toccata anche al grandissimo artista di fine ‘800, Vincent Willem Van Gogh.

E’ convinzione comune che il pittore olandese fosse affetto da psicosi di vario genere le quali suscitavano in lui episodi di follia, violenza improvvisa, autolesionismo, allucinazioni e crisi epilettiche. Secondo gli studiosi del tempo, in particolare il Dr. Peyron della casa di cura di St. Remy presso cui Van Gogh si ricoverò volontariamente nel 1889, la diagnosi degli eccessi e delle follie dell’artista altra non era che una forte epilessia accompagnata da una qualche forma di demenza.

E’ stata la rilettura approfondita delle 796 lettere che Vincent scrisse ai suoi cari tra il 1884 e il suicidio del 1890 a mettere in discussione un verdetto che per molto tempo era stato preso per valido: le cause delle crisi di Van Gogh sono imputabili a difetti della mente o piuttosto sono da ricercare … nell’orecchio?

Nel 1861 il medico Prosper Menière scoprì l’esistenza di una sindrome ereditaria che colpisce l’orecchio interno facendo aumentare a dismisura i liquidi contenuti nella chiocciola e nel labirinto auricolare. Questa patologia provoca una serie di sintomi caratteristici quali sordità, intolleranza al rumore, fastidiosi fischi nell’orecchio, vertigini (con conseguente nausea), sensazione di pressione nell’orecchio e movimenti rapidi e involontari degli occhi.

Van Gogh, nella sua corrispondenza, elenca una lunga serie di episodi di vertigini, in alcuni casi “minori” e in altri molto violente. Sostiene che gli attacchi possano durare da pochi minuti fino a qualche ora con brevi pause tra uno e l’altro e che possano passare mesi di quiete prima che il periodo di crisi si ripresenti. Questa situazione è molto frequente nei pazienti “Menierici”.

Accompagnati alle vertigini si verificano movimenti veloci e involontari degli occhi (i nistagmi) che causano nausea e disorientamento: questo sintomo potrebbe essere stato interpretato dai medici dell’artista come un’ allucinazione visiva.

Nell’ultima lettera (Lettera 606,    parte I)     del Settembre 1889, scritta al fratello Theo, Van Gogh descrive perfettamente i sintomi negli intervalli privi di attacchi. Quelle che leggiamo sono sensazioni provate da ogni malato di Menière:

La mia salute e il mio stomaco stanno molto meglio durante gli intervalli tra gli attacchi di vertigine, credo che ci vorranno anni per affrontare la paura durante questi momenti di pausa. All’inizio mi sentivo sconfitto e non avevo alcuna voglia di lavorare o di incontrare amici, ora invece queste due cose mi sono emozionanti. La salute e l’appetito sono perfetti durante i momenti di quiete”

E’ molto probabile che tra le persone affette da Meniére si sviluppino problemi psicologici secondari come ansia e comportamenti bizzarri, la sofferenza protratta nel tempo può acutizzare queste situazioni.

Molte sono le possibili ragioni a cui si attribuisce l’automutilazione dell’orecchio sinistro da parte di Van Gogh. Le nuove ricerche inducono a pensare che fosse un tentativo per eliminare le allucinazioni uditive da cui era tormentato.

Felix Rey, un medico dell’ospedale di Arles dove Van Gogh risiedeva in quel periodo, fu chiamato per medicare il pittore la sera del 23 dicembre 1888. Egli scrisse che Van Gogh ritornando da un bordello fu assalito da allucinazioni uditive e si mutilò tagliandosi l’orecchio.

Vincent descriveva le sue allucinazioni come diverse da quelle degli altri pazienti del ricovero di St. Remy: mentre questi udivano “voci nei corridoi”  egli soffriva di qualcosa più simile a quelli che oggi chiamiamo “acufeni”, ossia i cosiddetti “fischi nell’orecchio”. Molti altri soggetti “Menierici” si tagliarono un orecchio o se lo bucarono con vari oggetti nella speranza di mettere a tacere il disturbo intollerabile.

Un altro effetto tipico della sindrome di Meniére è la pressione auricolare dovuta al surplus di liquidi nell’orecchio interno. I ricercatori hanno trovato una descrizione molto plausibile dei sintomi causati da questo fenomeno nella “Lettera W11” scritta da Van Gogh a sua sorella: “Ho avuto la sensazione che la mia mente fosse una piscina torbida. Sono incapace di descrivere esattamente ciò che mi accade […] ci sono sensazioni di vuoto e fatica nella mia testa”.

Un elemento molto importante per diagnosticare la sindrome di Menière è la sensazione del paziente di percepire i suoni ad intensità intollerabilmente elevata quando, invece, il volume di questi risulterebbe a mala pena fastidioso per un ascoltatore sano. A questa sensazione di “iperacusia” si accompagna anche una perdita uditiva “fluttuante” il cui grado, cioè, varia da lieve a grave in maniera casuale durante l’attacco.

Van Gogh stesso elencò queste cause nella lettera a Gauguin per dare spiegazione dalla sua fuga da Parigi: il frastuono e il trambusto erano così insopportabili da indurlo a lasciare la capitale dopo appena tre giorni di permanenza.

Riassumendo quanto emerso dalle lettere si ricava che Van Gogh soffriva di attacchi di vertigine ricorrenti accompagnati da nausea e disturbi visivo- uditivi che furono scambiati per allucinazioni.

Tra un attacco e l’altro, nel pittore, si manifestava uno stato di intolleranza ai movimenti, vertigini posizionali (a seconda di come muoveva la testa) e scarsa sopportazione dei rumori. L’artista stesso scrive che i suoi sintomi dovrebbero far pensare alla malattia di Meniére, già conosciuta all’epoca, e non all’epilessia in cui non si riconosceva nei sintomi tipici. Quando decise di ricoverarsi alla clinica di St. Remy sperava di poter essere guarito dalle vertigini e dai disturbi sensoriali di vista e udito; tutti, invece, lo considerarono da subito epilettico o “pazzo”.

Naturalmente non ci si può basare solo su queste considerazioni per valutare il quadro patologico di un individuo vissuto negli ultimi decenni dell’ ‘800 ma è molto interessare pensare che una personalità decisiva come quella di Vincent Van Gogh potrebbe essere stata etichettata erroneamente per via di una patologia uditiva che anche oggi risulta lontana dalla sensibilità comune e causa isolamento e depressione in chi ne soffre.

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