Teresa de Cartagena

A Burgos, nel 1425 circa, nacque da una ricca famiglia Ebrea convertita una delle personalità più sofferte e controverse della letteratura iberica.

Il suo nome è Teresa di Cartagena, il suo dramma è essere donna. La sua spensierata giovinezza tra gli agi della sua famiglia viene interrotta prestissimo da una malattia che la costringe in breve tempo alla sordità. L’infermità le causerà grande sofferenza ma sarà anche l’elemento fondamentale su cui l’autrice baserà le sue riflessioni e le sue lotte per la rivalutazione dello stato sociale delle donne.

Secondo quanto Teresa stessa dice, l’aver perso l’udito avrebbe causato il doloroso distacco dagli uomini e un triste isolamento a cui sarebbe seguito, però, il risveglio de “l’orecchio dell’intelligenza”: elemento imprescindibile per esplorare l’universo dell’interiorità e della trascendenza che la scrittrice si preparava ad affrontare.

La filosofia e l’impegno sociale di Teresa di Cartagena sono riscontrabili nei suoi trattati scritti dopo il 1450: “Arboleda de Los Enfermos” e “Admiraçiòn Operum Dei”in cui narra della terribile sofferenza infertale dal suo male e denuncia l’ingiustizia causata alle donne del suo tempo dalla sordità ben peggiore dimostrata dalla società maschilista dell’epoca.

Gli scritti di Teresa, però, non sono affatto denunce rassegnate e lamentose ma esortazioni al superamento del dolore fisico e morale attraverso la fede, la riflessione e lo studio.

La sua attività letteraria venne giudicata sovversiva dai contemporanei e diverse accuse le vennero mosse, tra cui quella di plagio. Le critiche più aspre, tuttavia, le furono rivolte non tanto in merito ai contenuti delle opere ma al fatto di essere donna e inferma. Questo trattamento colpì molto Teresa tanto che la spinse a scrivere nell’introduzione dell’“Admiraçiòn”un’amara considerazione:

«Molte volte mi si è fatto sapere che alcuni uomini prudenti e alcune donne discrete si meravigliano o si sono meravigliati di un trattato che la mia mano, avendo la grazia divina guidato il mio debole intelletto femminile, ha scritto... è manifesto che tale meraviglia non si fa per merito dell’opera, ma per difetto dell’autrice».

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