Dall'orecchio all'ORECCHIO ASSOLUTO:

Indagine di una dote straordinaria

“Come sei bravo a suonare! Hai studiato?”,“Non esagerare, vado solo a orecchio!”.

 

Capita spesso di sentire qualcuno affermare frasi del genere: “Vado a orecchio”, “Ha un buon orecchio”, “Che musichetta orecchiabile!”ecc.

 

Ma cosa significa “avere orecchio”? In gergo musicale significa essere portati al canto o alla musica: chi ha questa qualità riesce a riprodurre una melodia senza stonature e senza conoscerne la partitura, semplicemente rievocando i suoni che gli sono rimasti impressi dopo l’ascolto della stessa.

 

Cosa leggermente diversa è l’Orecchio Assoluto: le persone che ne sono dotate sono in grado di identificare in maniera precisa una nota musicale avendola ascoltata una sola volta e senza utilizzare nessun’altra nota come riferimento.

Pare, dalle statistiche, che la frequenza nella popolazione di questa caratteristica sia di una persona ogni cinquantamila anche se, in realtà, tali statistiche siano state elaborate analizzando solo una popolazione di musicisti.

 

Riguardo a questo argomento, nel 2008 è partito uno studio da parte della Eastman School of Music, in collaborazione con il Department of Brain and Cognitive Sciences dell’Università di Rochester (USA),

 

che ha messo a punto dei test applicabili su qualunque individuo, non per forza musicista, i quali indicherebbero che l’orecchio assoluto è molto più diffuso di quello che si è sempre creduto.

 

Da dove nasce questa qualità? È una caratteristica innata o un’abilità che può essere sviluppata?

 

È noto che i bambini introdotti precocemente alla musica sviluppino naturalmente l’orecchio assoluto perché sono abituati fin da piccoli ad associare i nomi delle note ai suoni  percepiti: nella loro concezione musicale iniziano prestissimo a fare corrispondere, ad esempio, il suono della nota LA alla frequenza 440 Hz.

Pare che l’età oltre la quale diventi più difficile sviluppare questa capacità sia intorno ai quattro anni e mezzo, ma si sa: la varietà delle capacità umane, soprattutto quella di apprendere, è molto difficile da quantificare e non la si può assoggettare a un semplice calcolo statistico.

 

 

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